mercoledì 9 luglio 2014

GdL Mansfield Park Revisited di Joan Aiken | La recensione

Carissimi Lettori e Amici di Old Friends & New Fancies,

Recensiamo oggi quello che è stato il nostro terzo Gruppo di Lettura per il Bicentenario di Mansfield Park, Mansfield Park Revisited di Joan Aiken. 
La lettura non ci ha lasciati completamente delusi, com'è accaduto nel caso delle due precedenti esperienze con questa grande scrittrice inglese, Joan Aiken, che aveva stravolto la nostra visione dei romanzi austeniani sia con I Watson seguiti da Emma Watson che con Eliza's Daughter.

Ma, bando alle ciance, vi lasciamo alla Recensione di LizzyGee.


RECENSIONE di LizzyGee
Una vera eroina per Mansfield Park



Mansfield Park Revisited è un sequel in senso stretto del terzo romanzo pubblicato da Jane Austen ma, nel contempo, è uno spin-off, in quanto i due protagonisti del romanzo originale, Fanny ed Edmund, vengono spediti all'estero per sistemare gli affari delle proprietà di famiglia nelle Indie Occidentali alla morte di Sir Thomas Bertram; mancano così per buona parte del libro, come se fossero due presenze scomode. Del resto, è risaputo che nei sequel è sempre meglio sviluppare le storie di personaggi secondari, a meno che non si voglia proprio stravolgere il romanzo austeniano, facendo accadere qualcosa di imprevisto ai protagonisti. Uno stravolgimento che forse, nel caso di Mansfield Park, non sarebbe stato completamente sgradito.

Così la Aiken ambienta il romanzo alcuni anni dopo Mansfield Park con un ricambio dei personaggi che ho paragonato a quella che potrebbe essere una "seconda stagione" di un telefilm di successo. Alcuni personaggi sono convenientemente morti, altri sono partiti, come se non fosse stato "rinnovato il contratto" agli attori, ma i ruoli dei nuovi arrivati sembrano invariati. La parte della protagonista è assunta da Susan, la sorella più giovane di Fanny che già alla fine di MP l'aveva sostituita nel far compagnia alla zia, Lady Bertram.



C'è ancora un Sir Thomas, solo che adesso si tratta di suo figlio, che in Mansfield Park era il classico rampollo della piccola nobiltà, dedito solo a ozio e dissipazione. Magnifica la scena in cui spiega alla cugina che non si proporrà a Miss Louisa Harley prima di Natale, per non rovinarsi la stagione di caccia! Mansfield Park Revisited è anche il suo romanzo di formazione, la storia di un giovane che dovrà affrontare le responsabilità della sua eredità, lasciando da parte ogni frivolezza. 

Julia, ora Mrs. Yates, sembra essere, da brava nipote, la degna erede di Mrs. Norris, da poco defunta. Deve, tuttavia, affinare un po' la sua tecnica, perché, se è vero che si intromette in tutte le faccende, non sempre è pragmatica come la zia, che riusciva quasi sempre a far scorrere tutto liscio, raggiungendo invariabilmente i suoi obiettivi.

Nella canonica, alla partenza di Fanny ed Edmund, arrivano Mr. Wandham e sua sorella vedova, Mrs. Osborne. Quest'ultima è un personaggio davvero azzeccato, una rivisitazione bonaria della pettegola incallita, quasi una Mrs. Jennings più intelligente.


Cottesbrooke Hall, Northamptonshire, che pare abbia ispirato Jane Austen per l'edificio di Mansfield Park
Il titolo Mansfield Park Revisited è dunque quanto mai azzeccato, perché protagonista è la dimora immutabile, l'edificio attorno a cui ruotano le vicende umane. In questo Lady Bertram rappresenta un simbolo, essendo l'unico personaggio invariato rispetto al personaggio di Jane Austen che, con la sua indifferenza egoista, è quasi un elemento del mobilio della dimora, sempre stesa sul suo divano con l'immancabile carlino.

L'eroina del romanzo, Susan, è più vivace e risoluta (forse anche lei ha ereditato qualcosa dalla zia Norris) e dunque più simpatica della sorella Fanny. È evidente che la Aiken, come tantissimi lettori, abbia trovato Fanny insulsa e sopravvalutata nel ruolo di eroina. Ed ecco che compare un'altra Miss Price che, con una praticità tutta plebea, nata dall'aver vissuto per quattordici anni  e non solo dieci – nell'affollatissima casa di Porthsmouth, priva di comodità, non esita a prendere il timone di Mansfield Park; a maggior ragione ora che è rimasta l'unica persona di buonsenso nella proprietà. 
Quindi, mentre Fanny era passiva e, pur avendo una sua opinione, preferiva affidarsi a Edmund per prendere decisioni, Susan non ha paura di fare le sue scelte, sicura di far sempre la cosa più giusta per Mansfield Park e per chi la abita.


Angela Pleasance, Lady Bertram in Mansfield Park 1983

C'è da dire che la Aiken, finché deve creare dei personaggi di sana pianta, lo fa nel migliore dei modi. Ma, non appena va a toccare il materiale originale di Jane Austen, lo appiattisce, come se passasse un potente ferro da stiro sulle immagini che abbiamo tanto chiare in mente. Questo, francamente, mi infastidisce moltissimo, perché spero sempre che una scrittrice del suo calibro mantenga la fedeltà all'originale, se proprio non deve aggiungere nulla di più. Lei, invece, opera sempre questa sottrazione che fa sentire il lettore letteralmente rapinato.
I due personaggi di Henry Crawford e di Mary vengono così stravolti. Lei diventa una vera e propria martire, un angelo di virtù, cosa che in Mansfield Park non sembrava affatto. Anche lui è "rivalutato" e viene considerato vittima della vendetta di Maria e innamorato di Fanny, fedele al suo ricordo tanto che, dopo il suo rifiuto, non ha più cercato altre donne. Una tristissima ombra di uno dei personaggi tra i più sfaccettati tra quelli creati da Jane Austen, insomma.

Per rivisitare il romanzo la Aiken non fa mancare le situazioni che rispecchiano quelle dell'originale come, ad esempio, il ballo di debutto di Susan, che richiama quello in cui Fanny fu lanciata in società dallo zio, o la gita alla ricerca delle rovine romane, che, con il suo continuo intrecciarsi dei personaggi, tra ricerche, raggiungimenti, dimenticanze e attese, sembra proprio riprendere di pari passo la gita a Sotherton. Divertentissimi alcuni incidenti, che vivacizzano il racconto.


Edizione del 1985
Lo stile è davvero pregevole, molto vicino a Jane Austen nelle espressioni, anche perché prende in prestito alcune battute dai personaggi di altri romanzi, come quando Julia Yates critica l'aspetto delle persone di mare (come Sir Walter in Persuasion) o la promessa del ballo e della white soup di Mr. Bingley, qui espressa da Mrs. Osborne a Mrs. Norris.

In definitiva il migliore tra i derivati della Aiken sinora letti, sebbene moltissime soluzioni finali lascino il lettore perplesso e col desiderio che si fossero approfondite meglio alcune situazioni e alcuni personaggi. 
Insomma, Mansfield Park è rivisitato anche nel lasciare l'insoddisfazione di un finale un po' insipido, privo di gratificazioni evidenti. Ma, in fondo, Mansfield Park è sempre lì, immutabile, e chissà quante altre storie potrebbe raccontare...


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