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lunedì 4 giugno 2012

GdL 'Il Bisbetico Domato' di Melissa Nathan - La recensione a sei mani delle Lizzies

Carissimi Lettori e amici di Old Friends & New Fancies,

finalmente siamo giunti al post con la recensione di Il Bisbetico Domato (o Acting Up o Pride, Prejudice and Jasmin Field).
Quarto Gruppo di Lettura dell'anno e Terzo GdL per il Pride and Prejudice Anniversary, il libro di Melissa Nathan ci ha riportati nel mondo del chick-lit; alcuni di noi lo hanno apprezzato enormemente, altri un po' meno. Siamo tuttavia concordi nel ritenere questa rivisitazione in chiave modena molto più fedele a Orgoglio e Pregiudizio di Bridget Jones's Diary, e Jasmine Field una Lizzy molto più credibile.
Pubblicato con il titolo di Pride, Prejudice and Jasmine Field nel 2001, il libro è stato poi ristampato nel 2008, due anni dopo la morte dell’autrice, con il titolo di Acting Up. In Italia è stato pubblicato da Dalai Editore nel 2009 con il titolo di Il Bisbetico Domato.
Autore: Melissa Nathan
Titolo: Il bisbetico domato
Titolo originale: Acting Up o Pride, Prejudice and Jasmin Field
Editore Dalai Editore
Pagine 344
Prezzo € 18,00
Data pubblicazione: Marzo 2009
Trama
Jazz non sopporta Harry… No, troppo banale. Ah, ecco: Il bisbetico domato! Questo sarebbe un titolo perfetto per un articolo, pensa Jasmin Field – Jazz per gli amici – giornalista professionista e attrice dilettante alle prese con un remake teatrale di Orgoglio e pregiudizio. E pensare che è stato proprio lui a sceglierla per interpretare Elizabeth Bennet, la brillante protagonista… Ma lui chi? Harry Noble, il più grande (e stronzo!) regista sul pianeta terra! Mamma mia quanto lo odia! È presuntuoso, borioso, egocentrico (ma terribilmente bello e affascinante)… e non smette un attimo di fissarla, manco fosse un quadro cubista. In più ha detto che la trova brutta! E grassa! Però… è davvero bravo nel suo lavoro, come negarlo? Anche se guarda tutti dall’alto in basso e si comporta proprio come Darcy, l’eroe romantico inventato da Jane Austen. In un intreccio tra finzione e realtà, Jasmin si ritroverà a tenere testa allo spocchioso Harry, e non solo sul palcoscenico ma nella vita di tutti i giorni, tra scambi di battute al vetriolo e siparietti romantici. Chi la spunterà? Be’, il bisbetico sarà alla fine domato, ma… ops, giù la testa!!! Qui i coltelli volano ancora!

Recensione delle Lizzies
LizzyS: Jasmin è la mia Bridget!
LizzyGee: Negli anni 2000 Pemberley si trasforma in un palcoscenico
LizzyP: Luci della ribalta

Inoltrarmi in un altro esempio di chick-lit, che non ho mai amato, è stata durissima. Dopo la piccola delusione con la maggiore esponente del genere, sua maestà Helen Fielding con l'icona Bridget Jones, temevo molto questa lettura.
E all'inizio i miei timori sembravano confermati. (All'inizio, anch'io condivisi questa perplessità, se rammenti).
Il pretesto che mette in moto la trama - la riduzione teatrale di Pride and Prejudice si intreccia con la vita reale dei personaggi, soprattutto i due protagonisti - è un po' debole e questo si riflette in tutta la prima parte del libro. 
Nell'ultima, però, gli eventi nefasti che accadono ai personaggi, rischiano di compromettere la messa in scena della suddetta riduzione di P&P, visto la coincidenza di molti protagonisti della storia con il cast scelto... insomma, in qualche modo, i danni rischiano di raddoppiarsi, di complicare il tutto!
Io, al contrario - pur non essendo una fan scatenata del genere -, non disdegno un romanzo di chick-lit ogni tanto; una lettura veloce e frivola da finire in volata (infatti ho finito il libro in poco più di un giorno e non ho rispettato i tempi del GdL!!!), a maggior ragione se tale chick-lit è ispirato a Pride and Prejudice! D'altronde io avevo già letto prima dei GdL di gennaio e febbraio - e ben due volte - entrambi i Diari di Bridget Jones, che ho amato molto più per i loro legami con i romanzi di Jane Austen e con la serie Pride and Prejudice 1995 che per i Diari in se stessi. 
Nei primi capitoli, dunque, tutto sembra molto schematico e netto: a cominciare dai personaggi, che entrano in scena come sul palcoscenico di un teatro, e sono facilmente riconoscibili, forse troppo, ma con molta ironia e fanno divertire nella loro semplicità.
Come per i Diari di Bridget, anche qui mi è mancata la profondità dei personaggi tanto "indagati" da Zia Jane. Capisco che siamo in un genere diverse, contemporaneo, fra i cui obiettivi c'è, appunto, la lettura immediata, direi anche "spensierata", ciononostante, per quello che ho letto finora, i derivati rivisti in chiave moderna mancano sempre di questa completezza caratteriale e descrittiva, come se oggigiorno, personaggi come quelli austeniani non fossero adatti al pubblico (assai più ampio e variegato di allora), oppure, come persone reali, fossero incapaci di quella stessa profondità. Credo, invece, che la gran parte degli estimatori di JA, riescano ormai facilmente a ritrovare nei loro incontri quotidiani molti dei personaggi descritti dall'autrice, un Wickham, una Emma, una Miss Bates e, chissà, forse anche un Mr Darcy (sebbene, in via di estinzione) e la spiegazione è più ovvia di quel che si può immaginare... perché i personaggi dei suoi romanzi sono ispirati all'attenta osservazione di persone reali!
A poco a poco sembra di vedere un misto tra Bridget Jones e Sex and the city, ma senza gli eccessi.
Una scena da Sex and the city
La prima parte scorre così, quasi un po' monotona, nel costruire il quadro generale... Ma con molta fedeltà all'originale - a cominciare dal giudizio offensivo che la protagonista ispira al bel tenebroso e che ella ode casualmente, dando il la al loro rapporto burrascoso.
Ed è proprio questo il carattere che colpisce sempre di più, a mano a mano che ci si addentra nel romanzo.
Sì, all'inizio sembra tutto un po' troppo scontato: i personaggi rivestono esattamente lo stesso ruolo nella commedia come nella vita. George è assolutamente Jane, Jack Hayes è Bingley.
He ambled in, all jollity and eagerness to please. His cheeks were as rosy as ever and his eyes shone with warmth and interest. He was a tall man, but next to Harry, he looked slight, and beside Harry's crow-black hair, his blondness looked almost silly.
[Entrò, tutto allegria e desiderio di piacere. Le sua guance erano rosee come sempre e i suoi occhi splendevano calorosi e pieni di interesse. Era alto, ma vicino ad Harry appariva minuto e accanto ai capelli corvini di Harry, il suo biondo sembrava quasi insulso.]
Che Sara, la sorella di Jack/Bingley, sembri proprio Caroline Bingley e che questo sia proprio il ruolo che le viene assegnato nella commedia sembra fin troppo prevedibile. Avrei preferito un po' di 'movimento', ma forse questo avrebbe causato troppa confusione. Inoltre dopo un inizio un po' troppo intuibile, il romanzo decolla con un frizzante riadattamento di Orgoglio e Pregiudizio ai giorni nostri in cui si corre avidamente capitolo dopo capitolo, per scoprire come la Nathan abbia reso le varie vicende adattandole ai suoi personaggi.
Dopo poche pagine, tra una brutta figura ed un'impennata emotiva, la protagonista, Jasmin Field, per gli amici Jazz (Sì, ma vogliamo parlare della scelta del nomignolo della protagonista? Ho mal tollerato da subito il binomio Lizzy-Jazz, avrei preferito di gran lunga Elizabeth/Jasmin, piuttosto di un nick che ricorda il nome di un cane - con tutto il rispetto per i cani! - e dall'inizio alla fine ho visualizzato inciso su una targhetta d'ottone a forma di osso...), comincia ad assomigliare a Bridget Jones ma in una versione decisamente migliore: è una giornalista che dimostra una buona dose di cultura e prende assai sul serio il proprio lavoro, così come le sue amicizie ed i rapporti familiari. Bè, devo ammettere che questa Jazz è molto vicino all'idea di Bridget che io mi ero costruita sulla sola base dei film (e che non ho ritrovato nell'originale letterario costruito dalla Fielding). 
Patricia Noonan and Doug Carpenter in JANE AUSTEN'S PRIDE AND PREJUDICE.
Photo by Peter James Zielinski.
Così, gli scambi con il Darcy della situazione (l'attore bellissimo, superfamoso e iperbravo Harry Noble, aristocraticissimo perfino nel nome) sono molto più pertinenti e scoppiettanti di quelli che avevo letto nei libri di Helen Fielding.

Decisamente Jazz è molto più Lizzie di Bridget Jones! La differenza è enfatizzata anche dalla condivisione del mestiere di "giornalista". Intelligente e colta, laddove Bridget sembra stupida - tanto da farci arrivare a chiedere cosa avesse visto Mark Darcy in lei! -; arguta e tagliente come Lizzie - e sicuramente come la stessa Nathan - nelle sue rubriche giornalistiche, in cui non disdegna battute e giochi di parole; pronta a ribattere parola su parola ad Henry Noble, al contrario di Bridget che sembra molto più passiva: e gli unici giochetti di parole e arguzie sembrano essere solo quelli a sfondo sessuale scambiati con Daniel Cleaver via e-mail. (Non me lo rammentare, ti prego...)
Renée Zellweger in Bridget Jones
Gli scambi e "le situazioni di Lui e Lei" (per citare l'omonimo anime incentrato sui sentimenti della coppia protagonista) non fanno certo rimpiangere gl'incontri e gli scontri di P&P: Lizzy/Jazz e Darcy/Harry si muovono sul palco - è proprio il caso di dirlo - in una danza di parole ben pensate, tra sguardi d'intesa o incomprensione, tra gesti di stizza o di avvicinamento, ricordandoci quel perenne duello di sentimenti che ci fa leggere e rileggere all'infinito Orgoglio e Pregiudizio, con le stesse invariate emozioni della prima volta.
Anche i personaggi intorno ai due antagonisti sono molto ben cogegnati sulla base di quelli originali.
A cominciare dalla splendida Mo (Charlotte), strepitosa amica del cuore di Jazz, con cui ingaggia costantemente discussioni e riflessioni, soprattutto sulle donne e sul rapporto con gli uomini.
Non bella e profondamente rinserrata nel proprio battagliero femminismo, Mo comincia a sentire il desiderio di accontentare anche la parte meno razionale e più emotiva di sé ed intraprende un cammino di trasformazione non solo esteriore del tutto inaspettato, sconvolgendo Jazz. Ma mantiene una saggezza perfettamente uguale a quella della Charlotte originale.
Splendida e molto toccante la chiacchierata tra le due Amiche per la Pelle sui loro rispettivi destini amorosi - anche se, pure qui, proprio la loro rispettiva felicità ha un prezzo finale, e un po' amaro, da pagare.
Jennifer Ehle/Lizzy e Lucy Scott/Charlotte in P&P BBC 1995
Mo rispecchia il personaggio di Charlotte e lo amplifica, ritagliandosi molto più spazio nel romanzo rispetto a Mrs Collins e rivelando molte delle caratteristiche comuni all'universo femminile, come il desiderio di piacere, di avere accanto un uomo da coccolare, nonostante le idee femministe, che non vengono rinnegate, ma solo rivedute per un futuro più sereno. Del resto, diciamocelo: Gilbert Valentine non è uno stupido come Mr Collins; forse un po' viscido, ma la nostra Mo saprà sicuramente come usare lo sgrassatore per migliorare la sua untuosità! 
In effetti, un pregio di questa commedia moderna - ottimo spunto per un film stile "Quattro matrimoni e un funerale" - risiede proprio nell'aver dato più voce a personaggi come Charlotte e Mr Collins, migliorando e aggiungendo qualcosa ai loro profili, suggerimento forse originato dal desiderio dell'autrice di riscattare qualcosa di quei personaggi. Ad ogni modo, tutti i personaggi sono molto più "eloquenti" vincolo necessario nella struttura del chick-lit, imbastito soprattutto sullo scambio verbale, il dialogo fitto, insomma.
La Nathan si rivela anche molto abile nell'orchestrare le scene d'insieme: un esempio su tutti, il "ballo di Netherfiled", cioè il party super-vipposo dove molte cose importanti accadono, a tutti, in una girandola molto divertente, ed intelligente, di piccoli colpi di scena.
Jena Malone/Lydia - P&P 2005
Mi è piaciuto molto il modo in cui la Nathan ha costruito il "misfatto di Lydia". In questa riscrittura moderna, la sorella più giovane è Josie (in totale, qui le sorelle sono tre e non cinque). Che è una perfetta, invidiatissima donna "realizzata", con un marito innamorato e uno splendido bambino e un altro in arrivo, e che riesce ancora a pensare a se stessa. Ma non è tutto oro quel che luccica. Ed in questo, la modernizzazione di Lydia è davvero ben costruita, perfettamente veridica. Ho apprezzato anch'io l'idea dell'inganno delle cosidette "apparenze", ma non credo che Lizzy ne avrebbe fatto motivo d'invidia, se pur mascheratamente... questa Lydia/Josie, però, mi piace di più! Soprattutto per "quella" sua scelta, sebbene arrivi soltanto dopo una "certa" occasione, ciò ne fa un personaggio più maturo del suo originale, non credete?
Non sveliamo tutto sui personaggi: in fondo la principale attrattiva di questo libro, quel che fa da turn-pages è proprio il costante desiderio di scoprire come si evolveranno i personaggi e gli eventi trasportando le vicende di Orgoglio e Pregiudizio ai giorni nostri. Ad esempio, ricordo che mentre leggevo mi chiedevo chi fosse il Colonnello Fitzwilliam della situazione, e non sono stata soddisfatta fino a quando non l'ho scoperto! (Molti, infatti, i passaggi che riprendono Orgoglio e Pregiudizio - un'altra amenità di questa lettura è scovarli tutti!)
Che la Nathan conosca profondamente il romanzo di Jane Austen è evidente, così come il grande amore che traspare da molte dichiarazioni di fedeltà austeniana che regala a Jazz.  L'originale riecheggia costantemente in questa riscrittura moderna, piena di umorismo genuino e felici intuizioni, e del tutto priva di quelle esagerazioni un po' banali che spesso caratterizzano questo genere letterario.
Amanda Lisman and Rejean Cournoyer in Pride and Prejudice Edmonton’s Citadel Theatre (Canada)
È una lettura estremamente piacevole sia per l'aderenza allo spirito e alla traccia originali sia per il modo in cui è scritta e strutturata.
Mi sento di consigliarne la lettura per chiunque desideri immergersi di nuovo nel microcosmo austeniano con la giusta dose di leggerezza e senza far mancare nulla alle proprie celluline grigie o all'esigenza di non far sussultare dear Aunt Jane.
Io lo consiglio a tutte le appassionate di chick-lit; questo libro ha decisamente una marcia in più: una sinossi scritta da Jane Austen 200 anni fa! E naturalmente anche a tutti gli appassionati di Jane Austen - con le dovute cautele: non state leggendo un'opera di alta letteratura, solo un giocoso riadattamento di Pride and Prejudice!
Il mio consiglio è di leggerlo senza aspettative di qualsiasi genere, ciò vi salverà dalla delusione di non trovare ciò che pensavate, piuttosto, vi darà modo di gustarvi pienamente il carattere frizzante di questo chick-lit, magari sotto l'ombrellone, in riva al mare, con una bibita fresca e col piglio ironico che Zia Jane ci ha insegnato.


 Il Giudizio delle Lizzies
LizzyS: Divertente e ben congegnato - ma non vado più in là delle tre Austenstars - perfetto per distrarsi un po' a Bath, ma con intelligenza.
LizzyGee: Io di Austenstars ne ho messe ben 5: ottimo per Bath, è vero, ma anche indispensabile nelle librerie di appassionate di Austen Inspired Novels, questo libro mi ha regalato un paio di giorni di serenità e di svago in un periodo stressato della mia vita!
LizzyP: Libricino interessante, tutto sommato, ma l'ho letto più come una sceneggiatura adatta ad un film d'evasione che un derivato da conservare nella Biblioteca di Pemberley. Tre Austenstars per la conoscenza di P&P e l'inventiva dell'autrice nel riadattare personaggi e ruoli in un contesto moderno.

 Links Utili
☞ Post Presentazione ed Iscrizione GdL
☞ Prima Tappa
☞ Seconda Tappa
☞ Terza Tappa
☞ Il segnalibro di LizzyP
☞ Melissa Nathan nella Galleria Ritratti
☞ Melissa Nathan Award - il sito della scrittrice (inglese)

lunedì 23 aprile 2012

A Man of Few Words di Katherine Woodbury | Un altro retelling di Pride and Prejudice dalla prospettiva di Darcy

Carissimi amici e lettori di Old Friends & New Fancies,

prima che questo blog fosse ancora nei nostri pensieri, ci dedicavamo già alla lettura dei nostri primi spin-off, sequel... insomma, vario genere di Austen inspired novels. LizzyGee, in particolare, è stata una delle prime 'traviatrici' di Janeites italiane, riuscendo a coinvolgere spesso le più 'integraliste' (come in principio erano anche LizzyP e LizzyS!)
Fra le varie letture che le è capitato di fare, figura questo retelling di Pride and Prejudice:
A Man of Few Words: Being an addendum to Pride and Prejudice as told by Fitzwilliam Darcy to Jane Austen by Katherine Woodbury.
(Un uomo di poche parole: un'appendice a Orgoglio e Pregiudizio così come è stata raccontata da Fitzwilliam Darcy a Jane Austen di Katherine Woodbury).
Quando LizzyGee lesse questo libro, lo fece insieme alla sua carissima amica e compagna di letture Valentina Coluccelli - con cui adesso condivide l'avventura di blogger su Diario di Pensieri Persi - e, forse per la prima volta, le due amiche non furono concordi nel giudizio di una Austen Inspired Novel.

In questo anno di celebrazioni per il Bicentenario dalla pubblicazione di Pride and Prejudice vi proponiamo una recensione con un 'botta e risposta' di Lizzy Gee e Valentina - a cui diamo un calorosissimo benvenuto su Old Friends & New Fancies - di questo breve retelling.

Scheda Libro
Being an Addendum to "Pride and Prejudice" as told by Fitzwilliam Darcy and transcribed by Jane Austen and Katherine Woodbury. A humorous and insightful look at key incidents in the famous novel.
Paperback: 104 pages
Publisher: CreateSpace (July 7, 2011)
Language: English
ISBN-10: 1461055504
ISBN-13: 978-1461055501
Compralo su Amazon Paperback/Kindle edition

                                          RECENSIONE                                          

LizzyGee
Titolo: Davvero Un Uomo di Poche Parole!
(tutt'al più lo regalo a Mary Bennet)

Valentina Coluccelli 
Titolo: Un punto di vista decisamente maschile 


È l'ennesimo racconto dei fatti da parte di Darcy, solo che risulta come un riassuntino scipito, senza neanche tanti dialoghi: l'autrice privilegia il discorso indiretto - un riassunto, appunto - e senza un minimo di passione... Darcy sembra un pesce lesso (!), che fa il paio con Edmund Bertram. E va bene che si chiama A man of few words (Un uomo di poche parole), ma dal carissimo Mr Darcy ci aspettavamo qualcosa di più, specialmente perché è un uomo in grado di ben altro: pensate alla lettera che scrisse a Lizzie dopo il rifiuto della sua prima proposta!
Questa rivisitazione di Pride and Prejudice con il POV di Mr. Darcy potrebbe sembrare un frettoloso riassunto, nemmeno troppo accurato! È esposta in terza persona, sintetizza molti discorsi diretti in una formula indiretta (anche alcuni davvero importanti!), pone poca attenzione a qualche brano invece molto significativo, dà assolutamente per scontata la conoscenza approfondita di Pride and Prejudice… Eppure l’ho trovata inaspettatamente adeguata!
Adeguata innanzitutto perché mi ha dato l’impressione di trovarmi davvero dietro gli occhi di un gentiluomo del XVIII/XIX secolo, al quale sfuggono molti particolari emotivi, affettivi, romantici e persino di semplice sensibilità nei confronti di chi lo circonda! 
Sì, d'accordo ma, per noi Janeites, Mr Darcy non può essere un qualunque gentiluomo dell'800, lui è superiore, è pieno di passione - di sensibilità forse un po' meno, ma dobbiamo immaginare che l'"Appendice" sia stata scritta dopo il suo cambiamento, dopo aver preso coscienza della sensibilità altrui, quindi sì, è pieno anche di gentilezza e di intuizione -, pertanto è inconcepibile che liquidi questioni delicate con poche brevi parole asettiche.
Secondo me rivela un certo realismo da parte dell’autrice in alcuni episodi, ad esempio quando Darcy durante il famoso attacco di Miss Bingley ad Elizabeth a Pemberley, non si preoccupa che il riferimento al reggimento possa ferire Georgiana o Elizabeth stessa; momento, invece, divenuto cruciale per altre autrici che hanno intrapreso la strada della rilettura attraverso il nostro Fitzwilliam, perché trasformato nel primo passo di reciproca intesa e complicità tra i due e soprattutto come segno rivelatore che Eliza abbia letto la lettera di Darcy e abbia creduto al suo contenuto! 
Ecco, allora, vedi che mi dai ragione? Il vero Darcy è una persona attentissima alla sensibilità altrui - specialmente se è proprio quella della sua adorata Georgiana ad essere ferita. Il protagonista di questo retelling mi sembra invece Edmund Bertram, distaccato e privo di intuizione, un uomo troppo comune, di certo non in grado di scrivere quella lettera che hai appena citato, da cui traspare un'emozione intensa.
Matthew MacFadyen e Blake Ritson
Ancora un altro esempio del realismo dell'autrice potrebbe essere l’incontro rivelatore di Darcy con la zia a Londra, al quale reagisce molto poco romanticamente concentrandosi soprattutto su se stesso: laddove le altre autrici lo hanno subito fatto infuriare e preoccupare che Elizabeth potesse essere stata offesa e aggredita in quel modo dalla sua parente, qui la Woodbury limita i suoi pensieri al fatto che lei non abbia accettato di promettere a Lady de Bourgh di rifiutare una sua proposta di matrimonio!
OK, questo ci può stare: perché rivelare alla zia i propri sentimenti? Dopotutto egli è sempre un gentleman, che ha imparato a tenere a bada le passioni, anche quelle più intense. E poi egli si limita a nutrire solo un filo di speranza, che mantiene sotto controllo.
Judi Dench - Lady Catherine de Bourgh in Pride and Prejudice 2005
Ancora, credo che sia adeguata perché ho trovato molte soluzioni create dall’autrice per spiegare pensieri, reazioni e gesti di Darcy davvero “possibili”, reali, concrete, dove invece le altre autrici hanno enfatizzato e costruito emozioni sognanti… Le sue interpretazioni del testo della Austen sono semplici e forse ancor più per questo realistiche. Ad esempio ho riconosciuto un’originalità di lettura, e al contempo una notevole nota di concretismo, nella concatenazione di pensieri che porta Darcy a chiedere a Elizabeth in una delle serate a Netherfield di ballare un reel: lui si sta domandando il perché del precedente rifiuto di ballare di lei, così si fa sfuggire di bocca questo nuovo invito per sondare nel suo animo, e quando lei rimane inizialmente muta costringendolo poi a ripetere l’offerta, lasciandolo in realtà senza una risposta sia alla domanda espressa (l’invito) sia alla domanda cui tendeva a rispondere dentro se stesso, la Woodbury scrive: “He really didn’t understand this woman” (Davvero, non capiva questa donna). È un pensiero che fa sorridere, ma talmente poco artificioso, così realisticamente maschile… che non può che risultare credibile! Sensazione che si ripete anche poco dopo, quando Darcy si domanda per quale motivo Miss Bingley la mattina successiva lo stia assediando con le sue frecciatine sarcastiche, e si rende improvvisamente conto di quanto si sia esposto chiedendo a Elizabeth nel bel mezzo di una serata qualunque di ballare… di ballare poi, proprio lui, che tutti sanno essere poco avvezzo al piacere del ballo! C’è qualcosa di esilarante e al contempo vero in questo suo realizzare il passo falso che ha fatto!
Sì, hai ragione, è realisticamente maschile e andrebbe bene se si trattasse di un qualsiasi altro uomo dell'800, te lo concedo, anche di altri gentiluomini austeniani, ma NON di Mr Darcy! Risulta davvero troppo poco profondo, anche poco intelligente a sprazzi! Inconcepibile!
Anche alla fine della conversazione con Lady de Bourgh, quando Darcy si domanda perché, se veramente i sentimenti di Elizabeth nei suoi confronti sono mutati, lei non glielo abbia detto durante l’ultima visita a Longbourn, fa davvero sorridere quel che gli fa pensare la Woodbury: 
You didn’t speak to her, he reminded himself. But Elizabeth was better at that sort of thing. He shrugged. It didn’t matter. She wasn’t opposed to the idea of engagement – that was what mattered. 
(Non le hai parlato, ricordò a se stesso. Ma Elizabeth comprendeva meglio quel genere di cose. Scrollò le spalle. Non aveva importanza. Non si era opposta all'idea del fidanzamento: solo questo contava.)
È così squisitamente tipica del genere maschile questa riflessione! 
Anche questo brano, affatto divertente, rende bene il senso pratico e realistico di questo Darcy: 
It was almost fixed. Elizabeth reputation was safe. No one, except Lydia, was going to pay for Darcy’s mistakes, and Lydia didn’t seem to know she was paying. Darcy knew, however, and was sorry for it.
(Era quasi sistemato. La reputazione di Elizabeth era salva. Nessuno, a parte Lydia, avrebbe pagato per gli errori di Darcy, e non sembrava che Lydia fosse consapevole di scontare una colpa. Darcy lo sapeva, comunque, e ne era desolato.)
Ma dai, Valentina, solo a leggere questi brani ci si fa l'idea del pesce lesso che è il Darcy della Woodbury!
Sono convinta che in molti saranno concordi con me. E poi d'accordo se queste riflessioni fossero state fatte dal Darcy del primo periodo, ma da quello profondamente cambiato grazie all'amore di Elizabeth, proprio NO! Sembra totalmente apatico!
Addirittura nella seconda citazione sembra cinico! (Se potete leggetela in inglese, perché la mia traduzione in italiano è stata molto gentile nei confronti di questo Darcy, traducendo sorry con desolato anziché un blando dispiaciuto!)

Infine l'ho trovato un retelling adeguato perché alcuni brani, proprio per il loro realismo, per la loro possibilità di essere veri, la loro semplicità, mi hanno emozionato tantissimo! Come quello della seconda proposta, che è veramente da leggere, e questi:
Elizabeth stood beside him as they waited for the groom, and he thought how much he had missed her brown curls and amused mouth. She was a warm presence against his shoulder – as natural there as everything at Pemberley. She said, “Your sister is lovely.” Darcy said, “Yes, she is.” Their voices combined with the clop of the horse’s hoof and far-off gurgle of the stream.
(Elizabeth era in piedi dietro di lui mentre aspettavano lo stalliere ed egli pensò quanto gli fossero mancati i suoi ricci castani e la sua bocca divertita. Ella era una calda presenza contro la sua spalla - una presenza naturale come ogni cosa a Pemberley. "Vostra sorella è adorabile," disse. "Sì, lo è," rispose Darcy. Le loro voci si combinarono con il rumore di zoccoli dei cavalli e il gorgoglio del ruscello.)
Georgiana was still cautious, even somber, but tonight, she looked reflective, absorbed, rather than sad. She said, “I like her.” Darcy settled into an armchair. He knew what “her” Georgiana was referring to. “She is genuine”, Georgiana said. Yes, she was. […] Brother and sister smiled at each other. Georgiana turned back to the window. “I’d liked a sister”, Georgiana said to it. Without a doubt, his sister was becoming coy. 
(Georgiana era ancora prudente, addirittura austera, ma quella sera appariva meditabonda, assorta piuttosto che triste. Disse: "Mi piace." Darcy prese posto in una poltrona. Sapeva a 'chi' Georgiana si riferisse. "È sincera," disse Georgiana. Sì, lo era. [...] Fratello e sorella si sorrisero l'un l'altra. Georgiana si volse alla finestra. "Mi piacerebbe una sorella," disse rivolta ad essa. Senza dubbio sua sorella stava diventando civettuola.)
Colin Firth ed Emilia Fox Pride and Prejudice 1995
Beh, d'accordo queste dichiarazioni d'amore fra Elizabeth e Georgiana per interposta persona (Darcy) sono deliziose, ma lui continua a sembrare un mezzo pesce lesso! 
Inoltre ho trovato alcune imprecisioni.
Quando Elizabeth, Darcy, Jane, Bingley e Kitty escono insieme alla fine della storia, prima della seconda proposta, l'autrice parla delle sorelle Bennet come se fossero tre (Lydia si è sposata, quindi quattro), dimenticandosi completamente della povera Mary, che invece aveva preferito rimanere a casa a studiare. 
Inoltre, nella parte londinese, quando Darcy va dai Gardiner per accomodare l'affare Wickham, parla di 5 figli (in questo caso ha aumentato di un'unità... che i Gardiner abbiano adottato Mary? Mi sembra poco probabile!) 
Inoltre non concordo con la scelta della Woodbury di voler chiamare il Colonnello Fitzwilliam John: è un nome che proprio non gli si addice!
E vogliamo parlare di Elizabeth che chiama Darcy Will???

Insomma, mi dispiace non essere d'accordo con te, Vale, ma ho trovato questo libro altamente deludente, uno spreco inutile del mio tempo! Niente ha acceso il mio interesse e un Darcy così noioso è insopportabile!
Concludendo: perché dire che questo libro è un'Appendice? Di solito un'appendice serve ad aggiungere qualcosa; questo libro invece è una sorta di sinossi da cui non traspare neanche il minimo sentimento!
Io invece credo che questa rilettura non sia un capolavoro: non è emozionante e romantica e sognante come altri lavori che hanno percorso la medesima strada, però trovo che abbia saputo trovare una dimensione interpretativa interessante, concreta, semplice e prettamente maschile, che le ha fatto guadagnare una certa dignità e uno spazio di valore all’interno del genere!

Ringraziamo Valentina per la sua squisita gentilezza e ci auguriamo di poterla ospitare nuovamente - e al più presto! - per una chiacchierata fra Lizzies!

                                                L'Autrice                                                
Con i suoi interessi per Star Trek, il Tenente Colombo e la letteratura del XVIII e XIX secolo era inevitabile che Katherine Woodbury non provasse a scrivere la sua appendice a Pride and Prejudice. Di recente ha anche terminato e pubblicato Mr. B Speaks!, la rivisitazione di Pamela di Samuel Richardson.
Oltre alle novelle, Katherine (o Kate) ha pubblicato anche racconti fantasy e di fantascienza su varie riviste come Andromeda Spaceways, Space & Time, Tales of the Talisman e Tales of the Unanticipated.
Blog autrice 
Blog The Real Darcy